martedì 1 ottobre 2019

L'ANALISI - Inutile attaccare le Km0

Si sente molto discutere sulle «auto-immatricolazioni» a cui quasi tutte le Case ricorrono per realizzare gli obiettivi. Anche nel 2019 le «Km 0» sono in numero elevato.

È ormai un mercato di secondo livello a metà tra il nuovo e l’usato che esiste non soltanto in Italia, ma anche in mercati grandi ed evoluti come la Germania, dove sono regolarmente classificate e non desunte come da noi. Pensare che questo tipo di mercato possa sparire criminalizzandolo credo sia illusorio. L’origine di questa anticipazione di vendite è anche figlia della rigidità del sistema di produzione delle fabbriche che ordinano i materiali necessari alla costruzione dei veicoli con mesi d’anticipo.

Peraltro, il mercato è più mobile e flessibile del sistema produttivo delle fabbriche e le Case prima di tagliare la produzione ci pensano bene.

E le concessionarie? Il mondo delle concessionarie, dopo anni bui e di ristrutturazioni, sta rialzando la testa e inizia a rivedere i profitti. Per loro il mercato delle «Km 0» può essere un terreno di pericolo se lo smaltimento di queste vetture, registrate ma non ancora vendute, procede lentamente. Le Case più illuminate conoscono questo rischio potenziale ed è auspicabile che si attrezzino con contromisure utili per i concessionari. Lanciarsi in stime future è azzardato, ma doveroso.

Credo che per le Case sia arrivato il momento di affrontare, in modo molto strutturato utilizzando i migliori cervelli, il tema della «mobilità sostenibile». Il reddito pro capite non cresce come vorremmo, i giovani non sembrano aspirare come una volta a possedere un’auto, prodotto – con gli optional sulla connettività e quant’altro – al di fuori della portata di importanti fasce di clienti. La «mobilità sostenibile» è un tema caldo e di grande attualità, affrontato da alcune forme di finanziamento, ma non basta. Ci vuole molto di più.