venerdì 29 giugno 2018

L'ANALISI - Fenomeno Mini

Si parla spesso del caso Mini sotto il profilo automobilistico ma la vere novità nel mondo dell'auto la Mini le ha portate con il suo eccellente lavoro di brand, anche se onestamente non si può ignorare il fatto che c’è stato un grande “incontro” fra il look del prodotto e la sostanza. Alla Bmw sono stati bravi, gli unici in ogni caso che sono riusciti a vendere una vettura di segmento B al doppio del prezzo.

In tutti i casi la cosa veramente geniale di questa macchina sta nel fatto che è riuscita a diventare da vettura di nicchia a vettura di grandi volumi, pur conservando un prezzo medio piuttosto alto. Per questo si può dire che questi signori tedeschi riescono a fare “i soldi veri”.

Tutti si interrogano su quale sia il segreto della Mini e su questo tema sono stati scritti fiumi di riflessioni. In realtà questo successo deriva in parte dal fatto che la new Mini sembra il modello degli anni Sessanta ma gonfiata, abbassata, ben fatta e quindi si potrebbe definire una “new conservative”, una vettura insomma che soddisfa i conservatori del 20esimo secolo. Non è un caso che sulla Mini ci si veda gente di 70 anni, ricca, che ha abbandonato la classica Mercedes.

L’operazione è stata un mix di valori tangibili (la credibilità del marchio Bmw, percepita subito come tecnologia sofisticata), e intangibili, grazie all’incredibile fascino della Mini originale, riportata ai modelli del 21esimo secolo. Il trucco sta tutto nel fatto di non rispettare quasi nulla delle dimensioni e della tecnica originali, ma avere un rispetto quasi sacro per l’immagine originale.